Prendo il treno da P a F, da F a B, da B a M, e mi ripeto che di questo incontro coi lettori non scriverò un post. Alla stazione di M m’infilo dentro un taxi e mi faccio portare all’hotel dove, vengo a scoprire, mi hanno riservato una camera con due letti matrimoniali speculari, uno di fronte all’altro, e mi ripeto che di questo incontro coi lettori non scriverò un post. Dall’albergo alla biblioteca, i cui lettori sto per l’appunto andando ad incontrare, mi ripeto che di questo incontro coi lettori non scriverò un post. All’interno della biblioteca vengo accolto con tutti gli onori del caso dalle sexy bibliotecarie M & M, poi mi viene presentato il bravissimo S, mio interlocutore per questo incontro coi lettori e mi ripeto, tra l’altro, che di questo incontro coi lettori non scriverò un post. L’incontro coi lettori inizia, e mentre cerco di fare valere le mie ragioni letterarie- ad esempio che i personaggi dei miei racconti sono decostruiti (sono sempre gli stessi, anche se sono diversi)-, mi ripeto anche che di questo incontro coi lettori non scriverò un post. Alla fine dell’incontro coi lettori io, le sexy bibliotecarie M & M e il bravissimo S ci facciamo fare delle foto insieme, e ancora mi ripeto che di questo incontro coi lettori non scriverò un post. Più tardi, in hotel, nella mia camera, fisso i due letti matrimoniali senza decidermi su quale stendermi, e mi ripeto che di questo incontro coi lettori non scriverò un post. Rimango in piedi, in mezzo ai due letti matrimoniali, e più passa il tempo più non sono poi così tanto convinto di ripetermi che non scriverò un post su quest’incontro coi lettori. L’indomani, tornando a P via B prima e F dopo, rifletto che mi sarebbe piaciuto incontrare i lettori nella camera del mio hotel anziché in biblioteca: i personaggi dei miei racconti sono come quei due letti matrimoniali.
“Secretum è il participio passato del verbo secerno, separo. La funzione del segreto è essenziale, perché senza segreto non esisterebbe alcun luogo dell’intimità (…) Viviamo in una dittatura della trasparenza. Irresponsabili e infantili, mostriamo e guardiamo tutto, senza interiorità. Il pudore è preliminare all’interiorità, e anche alla libertà”.
(da Monique Selz, prelevata da D la repubblica delle donne)
(grazie a chi è intervenuto qui. tra qualche giorno invece ci vediamo qui?)
Nonostante le morti bianche, i rifiuti, i pacs, la legge 194, la casta, la base di Vicenza, la camorra, l’antipolitica, le intercettazioni telefoniche, i gialli mediatici e l’alta velocità- il dilagare del reportage narrativo, talvolta oltranzista, talvolta condotto in maniera pedestre (siamo in emergenza, d'altronde)-, vale la pena di riportare la noterella che Ian McEwan ha scritto alla fine del suo Chesil Beach:
“I personaggi di questo romanzo sono frutto di invenzione e non corrispondono pertanto a persone reali né vive né morte. L’albergo di Edward e Florence, situato a poco più di un miglio a sud di Abotsbury, nel Dorset, su un’altura erbosa, alle spalle del parcheggio della spiaggia, non esiste”.
… ho per amici due poeti! E non due poeti qualsiasi, no. Due bravi poeti. Li accomuna la finzione della leggerezza (la poesia è sempre pesante, se è buona), oltre che l’approdo editoriale: Matteo Pelliti (bourgeois a progetto) fa ludo-versi e ha gusto combinatorio; Francesco Fillini (saturnino part-time) lavora per sottrazione ed è attratto dall’epigramma.
(Qualcuno sa spiegarmi perché non riesco a smettere di ascoltare questa canzone?)
Prendo l’aereo per C pensando che ne sarò emozionato, e difatti sull’aereo, soprattutto quando sorvolo l’isola di E- sono a cavalcioni dell’isola di E-, mi emoziono parecchio. Sull’aereo penso che C sia una città molto barocca, e difatti quando atterro trovo C molto barocca. Mentre aspetto la corriera per P.A. penso che il viaggio non sarà agevole per la mancanza di strade, e difatti poi sulla corriera sobbalziamo a tal punto che anche i miei vicini di posto si lamentano della mancanza di strade. Arrivato a P.A. penso che l’organizzatore MM sarà proprio contento di vedermi, ci daremo gran pacche sulle spalle e dopo attaccheremo a parlare di Vibrisselibri, e difatti MM è contento di vedermi, mi dà una gran pacca sulle spalle e dopo attacca a parlarmi di Vibrisselibri (nel frattempo mi ha depositato in albergo ed è venuto a riprendermi). Passando dal biscottificio della moglie di MM, prima del reading, penso che le donne meridionali sono simpatiche, e difatti quando arriviamo la moglie di MM è simpatica (gli fa provare un maglioncino nuovo, glielo sistema con premura e si rivolge a me: tu ce l’hai chi ti sistema il maglione?). Andando al Circolo di Cultura che ospita il reading MM mi avverte che nella sala al piano di sopra la giunta comunale sta sfiduciando il sindaco, e io penso che sarà duro questo reading, e difatti per ognuno dei cinque racconti inediti che ho preparato per l’occasione, la mia voce tenta di coprire gli strepiti della giunta. Alla fine del reading MM mi porta a mangiare e penso che staremo proprio bene, e difatti io e MM stiamo proprio bene e, tra le altre cose, vien fuori pure Jacopone da Todi. L’indomani, al rientro a P, mi vien da pensare che penserò alle cose del giorno prima, e difatti penso alla disponibilità di MM, al sindaco sfiduciato sì sfiduciato no, alla simpatia della moglie di MM, alle strade che mancano e a quanto C sia barocca. Sull’aereo, lo ammetto, penso anche a quanto sia evidente il rapporto tra Joy Division, Beckett e Mondrian. Solo uno stupido non se ne accorgerebbe, non trovate?
“… a quei tempi il mio errore di procedura era- incredibile a dirsi- sfogliare il dizionario dei sinonimi e annotarmi le parole che suonavano giuste, alla moda o tali da creare un effetto- cioè quello di farmi sembrare bravo- senza poi disturbarmi ad andare a cercare sul dizionario cosa significassero. Se vi sembra sciocco, lo è. Ne parlo solo nel caso in cui, mentre noi discorriamo, altri stiano facendo la stessa cosa, e quindi possano imparare dai miei errori”.
(tratto dall’introduzione di Un lento apprendistato, di Thomas Pynchon, Einaudi 2007)
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